La definizione di impronta ecologica

Quanti ettari di bosco, di prati o di mare libero sono necessari per ricostituire le risorse naturali che consumiamo e per riassorbire i rifiuti che produciamo? Ecco un’immagine chiara per capire che cosa significa impronta ecologica. Più specificamente si tratta di un indicatore di sostenibilità che aiuta a capire quanto impatto hanno sulle risorse naturali del pianeta, lo stile di vita e le abitudini di consumo energetico dei suoi abitanti. Definire l’impronta ecologica implica però una serie di calcoli matematici complessi che permettono di stabilire quanti ettari di suolo non edificato occorrono ad esempio per riassorbire l’immissione in atmosfera di anidride carbonica (CO₂) il gas serra che da solo provoca gran parte del riscaldamento globale.

Spesso pensiamo che siano quasi esclusivamente le fonti energetiche più inquinanti a incidere negativamente sul nostro ambiente, ma basta riflettere per un attimo ad alcuni gesti quotidiani per rendersi conto che non è vero. Ogni mattina ci alziamo e facciamo scorrere l’acqua dal rubinetto per lavarci la faccia. Sembra semplicissimo, eppure l’acqua che consumiamo arriva a casa nostra grazie a un acquedotto che è stato costruito con tubazioni di ghisa, cemento o pvc, realizzato con scavi chilometrici, composto da tanti elementi prodotti con dispendio di energia come sfiati, serbatoi, canali, sottopassi e così via. Se moltiplichiamo per 8 miliardi di persone anche le più normali azioni quotidiane è chiaro a tutti quanto grande possa essere l’impronta che ogni attività dell’uomo lascia su questo pianeta.

I gas serra e la storia dell’inquinamento atmosferico

La produzione ingente di gas serra e l’inquinamento industriale nascono proprio dalla Rivoluzione Industriale in Gran Bretagna già verso la fine del ‘700. Nuvole di fumo nero causate dalla combustione del carbone delle prime industrie e dai riscaldamenti, si mischiavano alle nebbie londinesi causando gravi problemi di respirazione agli abitanti dei centri urbani.

Nel 1952 si verificò il più grave evento causato dall’inquinamento atmosferico nella storia del Regno Unito. Il Grande Smog provocò circa 12 mila morti e migliaia di malati solo nella capitale britannica. Da questo momento si iniziarono a prendere i primi provvedimenti per ridurre le emissioni nocive nell’atmosfera anche se sono serviti decenni per avere la consapevolezza di due questioni fondamentali: che l’accumulo di gas serra nell’atmosfera ci sta portando al riscaldamento globale con conseguenze drammatiche, che la crescita tecnologica deve essere in grado di contrastare e non solo di limitare l’inquinamento.

Dalle fonti di energia fossili alle rinnovabili: un salto tecnologico

È evidente che per ridurre la nostra impronta ecologica bisogna considerare due elementi fondamentali che riguardano le fonti energetiche:

– Le fonti di energia non rinnovabili sono essenzialmente quelle che derivano dal petrolio o dal gas naturale. Entrambe non si ricostituiscono naturalmente se non con tempi geologici inoltre la loro progressiva diminuzione e le crisi internazionali le rendono sempre più costose. L’utilizzo delle fonti di energia fossile (si chiamano anche così) immette in atmosfera gas serra come CO₂, inquina producendo biossido di azoto e altre sostanze nocive durante la combustione.

– L’uso delle fonti di energia rinnovabili, invece, incide sull’impronta ecologica solo nel momento in cui si producono gli apparecchi che permettono di sfruttarle. La realizzazione di un pannello fotovoltaico implica il consumo di risorse naturali ma restituisce molta più energia di quanta ne richiede. E questo incide moltissimo sulla carbon print.

A livello normativo, soprattutto in Europa si sta appunto cercando di favorire il più possibile la transazione energetica verso le rinnovabili. È un processo non immediato perché richiede tempo per creare le strutture dedicate alla distribuzione e all’accumulo ad esempio dell’energia elettrica ottenuta con il fotovoltaico. In compenso sono numerose e soprattutto in continua evoluzione le tecnologie adatte all’uso delle rinnovabili: la legge italiana dice che oltre all’energia solare sono considerate fonti di energie rinnovabili il vento, la geotermia, le risorse idriche, il movimento delle maree e delle onde oltre all’uso delle biomasse cioè la trasformazione di scarti vegetali o dei rifiuti organici in energia elettrica.

Pannelli fotovoltaici e solari termici, quali differenze?

Tra le tante possibilità, la tecnica più diffusa è senz’altro quella di installare sui tetti delle case pannelli solari termici e fotovoltaici.
È una pratica che sta diventando molto comune e sempre più alla portata di tutti.

Pannelli solari termici. La tecnica è semplice ed efficace: un liquido scorre nei tubi dei pannelli, si riscalda, entra poi nel normale boiler dell’impianto termico attraverso una serpentina e cede il calore all’acqua contenuta. Il liquido, una volta raffreddatosi, torna nei pannelli e ricomincia così il suo ciclo.

I pannelli fotovoltaici producono invece elettricità. Son formati da celle dotate di un lamina di silicio polarizzata in modo opposto sulle due facciate. Quando l’energia del sole raggiunge la lamina, produce elettricità che può essere utilizzata immediatamente per azionare qualsiasi apparecchio (a partire dalle pompe di calore) oppure può essere stoccata in batterie di accumulo per essere utilizzata in ogni momento della giornata.

Pompe di calore con fotovoltaico: energia rinnovabile ed efficienza

Gli apparecchi più diffusi per sfruttare le energie rinnovabili sono oggi le famose pompe di calore che spessissimo vengono installate sia nelle nuove abitazioni sia nelle ristrutturazioni degli impianti termici. Queste macchine sono in grado di sfruttare l’energia termica contenuta nell’aria per convogliare in casa aria fresca durante l’estate o calore in inverno. Dal momento che funzionano con l’elettricità, è del tutto evidente che il loro abbinamento ai pannelli fotovoltaici permette di ridurre al massimo le emissioni nocive oltre che la spesa in bolletta. L’investimento si ripaga in pratica da solo e le ricadute in fatto di autonomia energetica ed eco-compatibilità sono del tutto positive.

Cosa possiamo fare nel concreto?

La scelta dell’impianto giusto per la nostra casa è dunque molto importante specialmente in prospettiva: il costo del gas cresce e si prevede che non tornerà più ai livelli di qualche anno fa. Oltre alle ragioni economiche è importantissimo valutare anche l’impatto ecologico. La scelta di pannelli solari termici o fotovoltaici in abbinamento alle pompe di calore è un passo che possiamo fare noi per primi come privati cittadini.

Il cambiamento più importante deve però essere guidato dall’industria a partire dall’uso di energia pulita nei propri stabilimenti. Un’azienda come Immergas, che produce apparecchi per il clima domestico in Italia, ha infatti realizzato un impianto fotovoltaico con circa 8 mila pannelli in grado di produrre una parte significativa dell’elettricità necessaria alla sua attività industriale: una scelta chiara e un segno evidente della direzione che dobbiamo e possiamo prendere tutti noi.

Nuovi edifici ed efficienza energetica

Proprio dal 13 giugno di quest’anno lo Stato italiano rende obbligatoria per i nuovi edifici una maggiore percentuale di energia da fonti rinnovabili rispetto ai consumi totali per riscaldamento, raffrescamento e produzione di acqua calda sanitaria: era del 50% ora arriva al 60%.

Tutte le nuove costruzioni devono inoltre avere una efficienza energetica sempre maggiore: da una parte devono essere meglio isolate per evitare dispersione di calore in inverno o di fresco in estate, dall’altra devono avere impianti che richiedono meno consumi per ottenere risultati migliori.

Gli edifici sono divisi in 10 classi energetiche in base appunto a quanto consumano. Chi ha sentito parlare di APE (l’indice di prestazione energetica) sa che gli elementi per classificare le abitazioni sono essenzialmente la qualità dei materiali di costruzione e degli infissi che evitano la dispersione termica, l’utilizzo di impianti e fonti di energia rinnovabili oltre che le condizioni climatiche dei luoghi in cui sono collocate.

Pompe di calore: elettricità ed energia termica

Le pompe di calore sono appunto apparecchi che sfruttano le energie rinnovabili per riscaldare, raffrescare e produrre acqua calda sanitaria. Si tratta di soluzioni ecosostenibili, innovative ed estremamente vantaggiose perché in pratica trasformano l’energia termica, contenuta naturalmente nell’aria, in caldo o in fresco secondo le stagioni. Le pompe di calore sono l’ideale per gli edifici di nuova costruzione ma possono essere installate anche in case esistenti per migliorarne l’efficienza energetica.

Le pompe di calore offrono almeno 4 vantaggi fondamentali:

– più COMFORT abitativo in ogni stagione;

– più RISPARMIO, perché non si consuma gas;

– più VALORE per l’immobile, perché permettono di raggiungere classi energetiche molto elevate;

– più COMPATIBILITÀ AMBIENTALE, perché oltre a utilizzare l’aria esterna come fonte di energia rinnovabile, sono integrabili perfettamente con solare termico e fotovoltaico per ridurre ulteriormente consumi elettrici ed emissioni nocive.

Meno gas? Ci aiuta anche la bolletta elettrica

Riscaldare con l’elettricità gli ambienti di casa e l’acqua calda sanitaria oggi diventa preferibile anche dal punto di vista economico dal momento che l’energia elettrica si può ottenere con fonti di energia rinnovabili come fotovoltaico eolico, idroelettrico e geotermico che riducono molto inquinamento e costi.

Zone climatiche e impianti ibridi

Chi abita in un edificio ben isolato termicamente, chi ne sta costruendo un nuovo e punta a una classe energetica elevata, chi vive vicino al mare o in zone particolarmente temperate per posizione geografica, è senz’altro nelle condizioni giuste per realizzare un impianto termico in sola pompa di calore.

Quando al contrario si vive in montagna o in zone in cui gli inverni possono essere rigidi la combinazione tra pompe di calore, impianto fotovoltaico e batterie di accumulo, può essere opportunamente accompagnata da un generatore a gas a condensazione che si mette in moto solo quando è davvero necessario.

Nelle pompe di calore ibride Immergas come MAGIS COMBO, la centralina elettronica sceglie da sé, momento per momento, la fonte di energia più conveniente per ridurre al minimo il consumo di gas e avere sempre l’energia necessaria per affrontare i climi più estremi.

Eliminare del tutto o ridurre molto il consumo di gas per il riscaldamento oggi è possibile, l’importante è valutare attentamente tutti gli elementi in gioco e affidarsi all’esperienza di un installatore preparato per scegliere la grande efficienza dei sistemi ibridi o in sola pompa di calore, secondo la posizione geografica e le condizioni di isolamento termico della propria abitazione.

Grandi prestazioni idrauliche con la pompa di calore adeguata

Esistono pompe di calore per ogni necessità, anche per chi desidera prestazioni idrauliche superiori. La MAGIS HERCULES PRO di Immergas, ad esempio, offre un bollitore di grandi dimensioni (235 litri) per assicurare docce e perfino vasche idromassaggi a una famiglia numerosa. Appartiene alla classe energetica fino ad A+++ nel riscaldamento con impianti a bassa temperatura, usa un refrigerante a basso impatto ambientale (R32) ed è anche di dimensioni compatte.

MAGIS HERCULES PRO, come molte delle pompe di calore avanzate Immergas, è inoltre compatibile con impianti solari termici e pannelli fotovoltaici. Si tratta quindi di un apparecchio fondamentale che non consuma gas e permette inoltre di ridurre o addirittura azzerare il consumo di energia elettrica. I pannelli solari termici riscaldano infatti l’acqua calda sanitaria mentre i fotovoltaici producono l’energia elettrica che alimenta la stessa pompa di calore. L’impianto così realizzato forma un sistema di produzione energetica pulita e gratuita che si basa essenzialmente sulla forza del sole: un grande vantaggio per portafogli e ambiente!

Per rendersi ancora più indipendenti dalla rete elettrica e avere a disposizione una scorta di energia anche di notte, l’elettricità prodotta dai pannelli fotovoltaici può essere accumulata di giorno in speciali batterie.

La caldaia è uno di quegli apparecchi che è bello dimenticarsi di avere in casa. Fin che va, se non ha problemi, possiamo non occuparcene. Ma è vero? Senza dubbio l’affidabilità e la durata di uno strumento così centrale è importante, però ad ogni bolletta del gas ci troviamo sempre più a riflettere se la tecnologia di una caldaia tradizionale può reggere il confronto con l’investimento per l’acquisto e l’installazione di una caldaia a condensazione.

Tradizionale o a condensazione: la differenza tecnica

Facciamo innanzitutto una breve distinzione tecnica. La vecchia caldaia che abbiamo in casa e che molti dicono “va ancora benissimo” spreca grandi quantità di calore che contribuisce al riscaldamento globale: basti pensare che i fumi in uscita da una caldaia tradizionale hanno temperature generalmente superiori ai 100-110 °C.

La tecnologia a condensazione ha invece emissioni con temperature molto più basse, intorno ai 50-55 °C, perché recupera il calore dei fumi in uscita attraverso un apposito scambiatore. Proprio grazie a questo risparmio, una caldaia a condensazione, a parità di energia fornita, consuma molto meno gas per raggiungere gli stessi risultati che otteniamo con la nostra vecchia caldaia.

Quanto si risparmia con la caldaia a condensazione?

Proviamo ora a fare qualche conto anche se le variabili in campo sono davvero tante: le abitazioni sono infatti diverse per costruzione, distribuzione degli spazi e coibentazione; le famiglie possono essere più o meno numerose e avere abitudini diverse; soprattutto in Italia le case sono collocate in zone climatiche che variano moltissimo e vanno dalla costa siciliana alle alpi trentine.

Nonostante ciò, gli esperti calcolano che il risparmio economico nell’uso di una caldaia a condensazione rispetto a una tradizionale può arrivare al 25-30% su impianti a bassa temperatura (ad esempio con pannelli radianti a pavimento o radiatori di ampia superficie) e al 15% su impianti tradizionali ad alta temperatura (i termosifoni).

Insomma, se in un anno si spendono 1.000 euro di gas con una caldaia tradizionale, con una a condensazione si possono risparmiare da 150 euro a 300. Il risparmio più alto si ha ovviamente con i sistemi a bassa temperatura come quelli descritti in precedenza soprattutto se governati da termostati evoluti come il CARᵛ² o lo SMARTECH PLUS Immergas. Calcolando che la vita di una caldaia è di circa 15 anni, si capisce che in questo lungo periodo di tempo la condensazione ci permette di risparmiare da 2.250 a 4.500 euro di gas in totale. Una cifra davvero interessante.

Affidabilità e semplicità d’uso in dimensioni compatte

Per chi decide di sostituire la vecchia caldaia, le variabili tra i vari modelli a condensazione sono davvero tante. Prendiamo in considerazione le caldaie della serie TERA di Immergas. Sono compatte nelle dimensioni e semplici da utilizzare, dai costi contenuti e in classe A. Una loro caratteristica importante è anche la flessibilità di installazione: possono essere collocate all’interno, all’esterno o con soluzioni ad incasso con grande recupero dello spazio abitativo. Per finire si possono abbinare a pannelli solari termici per sfruttare le energie rinnovabili e dare ancora più comfort.

La gamma VICTRIX TERA

Tutti i modelli della gamma sono studiati per puntare su comfort e risparmio. Le VICTRIX TERA sono disponibili in potenze da 24 e 28 kW, e nella versione VICTRIX TERA VIP dotata del sistema “acqua celeris”, comodo ed efficiente perché fornisce immediata disponibilità di acqua calda riducendo drasticamente i tempi di attesa. La VICTRIX TERA 24 kW PLUS può fornire solo riscaldamento oppure può produrre anche acqua calda sanitaria se abbinata a un bollitore.

Possiamo quindi concludere che concedersi più comfort sostituendo una caldaia tradizionale, oggi non solo è possibile ma permette anche di ridurre la bolletta del gas e le emissioni nocive.

Decarbonizzazione: meglio per l’economia e per la nostra salute

Mai fino ad ora avevamo sentito così tanto la necessità di renderci autonomi dal punto di vista energetico. Il nostro Paese e l’Europa intera sono sempre più consapevoli che devono trovare il modo di dipendere meno dalle fonti di energia fossili non solo per questioni economiche e geopolitiche o per l’importanza di ridurre i costi industriali, ma anche per la necessità di abbattere l’emissione di gas serra.

La direzione che il Governo della UE aveva già tracciato prima della crisi politica era chiara. L’obiettivo ambizioso di creare un’economia a impatto zero per le emissioni di gas serra entro il 2050 deve essere perseguito, nonostante le difficoltà, per limitare il più possibile il riscaldamento globale. Il processo di decarbonizzazione è in questo senso determinante anche per l’abbattimento di emissioni inquinanti come ad esempio l’ossido di azoto, tipico di ogni combustione. Le tecnologie che abbiamo a disposizione fin da subito per raggiungere questi obiettivi sono quelle che sfruttano l’energia solare: solare termico e fotovoltaico.

Il solare termico usa l’irraggiamento solare per generare calore – energia termica – con cui produrre acqua calda sanitaria e integrare eventualmente anche il sistema di riscaldamento. Il fotovoltaico sfrutta invece il sole per produrre energia elettrica con cui funzionano gli apparecchi che riscaldano e raffrescano le abitazioni.

L’energia del sole per produrre acqua calda sanitaria e riscaldamento

I pannelli solari sono dotati di una copertura in vetro che li protegge e filtra i raggi solari creando una sorta di effetto serra che trattiene il caldo. In questo modo il fluido antigelo (glicole) contenuto all’interno della serpentina, si riscalda rapidamente, gira nei pannelli e passa nel boiler dove cede all’acqua il calore ricavato dal sole. Si tratta di un procedimento semplice e molto efficace che si è evoluto negli anni. I pannelli possono durare anche 20 anni e forniscono acqua calda sanitaria fino a 60 °C con bassi costi di manutenzione.

Le tipologie degli impianti solari termici possono essere diverse in base alle tecnologie. A riguardo Immergas offre due tipi di soluzioni: a circolazione naturale e a circolazione forzata. La soluzione a circolazione naturale è il sistema più semplice per la produzione di acqua calda sanitaria, con costi particolarmente contenuti. Quella a circolazione forzata invece, non solo è in grado di produrre acqua calda sanitaria ma può anche contribuire al riscaldamento degli ambienti all’interno di un impianto combinato e garantire risparmi energetici, economici e fiscali.

I pannelli nei sistemi ibridi o integrati

Anche se i collettori solari termici danno già ottimi risultati abbinati a una semplice caldaia, oggi possono essere combinati all’interno di impianti che sono vere e proprie centrali energetiche capaci di abbassare moltissimo le bollette di luce e gas sfruttando le rinnovabili.

I sistemi ibridi sono concepiti fin dall’origine per unire più tecnologie e utilizzare più fonti energetiche rinnovabili o tradizionali mentre la centralina elettronica sceglie automaticamente, ora per ora, le fonti più convenienti per riscaldare o raffrescare l’ambiente. Il pacchetto solare a circolazione forzata INOX SOL, dotato di un capiente bollitore a scelta tra 200, 300 e ben 500 litri, può appunto essere collegato a una pompa di calore ibrida come MAGIS COMBO che a sua volta si alimenta con i pannelli fotovoltaici. Tutto per ridurre al minimo il consumo di gas e di elettricità.

I sistemi integrati permettono di realizzare soluzioni su misura grazie al GESTORE DI SISTEMA che coordina più tecnologie (come ad es. pompa di calore, caldaia a condensazione, solare e fotovoltaico) per ottenere soluzioni più vantaggiose in termini di flessibilità. In ogni caso, prevedere l’installazione di un bollitore ad accumulo è molto utile perché consente di stoccare l’energia termica sotto forma di acqua calda e di usarla quando serve di più. Immergas produce direttamente i suoi bollitori, mette grande attenzione nella qualità e nella realizzazione di diverse capienze che si adattano alle caratteristiche di ogni famiglia.

Ridurre la CO₂ con le energie rinnovabili

Parlando di ecologia, la notizia positiva è che la crescita dell’anidride carbonica in atmosfera sta rallentando. Secondo l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) si è passati dal +2,1% l’anno nel decennio dal 2000 al 2009, al +1,3% nei dieci anni seguenti. Ovviamente non basta, ma dal momento che i costi per la produzione dell’energia con fonti rinnovabili sta calando e visto che le tecnologie solari ci stanno dando circa il 10% dell’energia di cui abbiamo bisogno, abbiamo tutti spazio per migliorare e contribuire allo sforzo globale. In particolare, se è vero che i grandi impianti devono sottostare a norme molto stringenti, i piccoli impianti domestici hanno oggi una fortissima incentivazione attraverso la deduzione fiscale che permette di realizzare impianti anche a costo zero. In definitiva, accelerare verso la decarbonizzazione conviene molto.

Il sole è indubbiamente la nostra principale fonte di energia rinnovabile e i pannelli fotovoltaici sono uno dei modi più efficienti e immediati per trasformare in elettricità una parte di questa straordinaria potenza.

Se però nelle aziende si consuma energia proprio mentre il sole è più alto nel cielo, nelle nostre abitazioni accade molte volte il contrario: quando cala il sole abbiamo più necessità di elettricità perché tutta la famiglia è in casa, funzionano gli elettrodomestici, si fanno più docce, si desidera più caldo in inverno.

Esistono quindi due modi diversi di sfruttare l’energia solare: da una parte si consuma il più possibile l’elettricità che si produce al momento, dall’altra si può effettuare il cosiddetto “storage energetico”. Quest’ultimo può avvenire tramite lo “scambio sul posto” oppure attraverso l’utilizzo delle batterie di accumulo che si caricano di giorno e cedono elettricità a tutta la casa la sera, di notte o quando ce n’è maggior bisogno. In ogni caso, più si usa l’energia del sole, meno si utilizza quella fornita dalla rete elettrica, con grande risparmio.  

Che cos’è e come funziona lo “scambio sul posto”

Se di giorno i pannelli fotovoltaici producono energia in eccesso rispetto al fabbisogno giornaliero dell’abitazione, avviene il cosiddetto “scambio sul posto”: in pratica l’elettricità prodotta e non usata subito viene immessa in rete dopo essere stata misurata da un apposito contatore. Di sera al contrario, i pannelli fotovoltaici non producono e l’energia che serve alla casa si preleva dalla rete pubblica. L’energia prelevata viene pagata in bolletta, quella ceduta viene invece compensata attraverso un contributo erogato dal GSE tramite acconti semestrali e conguagli annuali.

Un pacchetto da 3 kW formato da pannelli fotovoltaici monocristallini come quelli che propone Immergas, può garantire le sue prestazioni per ben 25 anni. In questo lasso di tempo, giorno per giorno, mese dopo mese, i pannelli forniscono elettricità per un totale anche di 80 mila kWh. Davvero una bella cifra e un gran risparmio, soprattutto se si riesce a sfruttare tutta l’energia che viene raccolta.

Batterie di accumulo per favorire l’autoconsumo

La soluzione alternativa allo “scambio sul posto” è invece quella di accumulare in batterie l’elettricità prodotta per dare corrente elettrica alla casa in qualsiasi momento, anche di notte, senza appesantire la bolletta.

Il pacchetto STORAGE di Immerenergy comprende pannelli fotovoltaici, ottimizzatori solari che permettono di raggiungere le massime prestazioni nella produzione di energia elettrica anche quando i singoli pannelli sono parzialmente coperti da ombreggiature momentanee, un inverter per gestire produzione e autoconsumo, le batterie di accumulo e un sistema di monitoraggio per un controllo istantaneo del bilancio energetico e delle prestazioni del sistema. In questo modo si riducono gli sprechi e aumenta di molto l’autonomia energetica dell’abitazione.

Fotovoltaico: tante taglie per ogni uso e abitazione

I pacchetti fotovoltaici Immerenergy offrono potenze che vanno dai 3 ai 10 kWp. Le batterie di accumulo sono di diversi tipi e possono stoccare fino a 30 kWh di energia: una quantità importante da sfruttare per tanti usi. Per chi possiede un’autovettura elettrica esistono anche le colonnine di ricarica che permettono di ricaricare con una velocità fino a 2,5 volte più elevata rispetto alla ricarica tradizionale.

Con un impianto fotovoltaico completo e dotato di batterie di accumulo, l’energia solare ci rende più autosufficienti, infatti l’elettricità necessaria all’abitazione, al riscaldamento e al raffrescamento estivo, alla produzione di acqua calda sanitaria, all’illuminazione, al funzionamento degli elettrodomestici e perfino agli spostamenti in auto o con la bici elettrica, viene prodotta per gran parte nel modo più ecologico con l’energia del sole. Sembra un sogno, ma è possibile.

Impianto termico efficiente = efficienza energetica = risparmio

L’efficienza dell’impianto termico e dei suoi componenti, è un elemento centrale per ottenere massimo comfort e risparmi consistenti in ogni casa. In pratica, più è grande l’efficienza energetica di una caldaia o di una pompa di calore, meno è il consumo. L’efficienza energetica è quindi la capacità di “fare di più con meno” e permette di consumare poca energia. Il risparmio è assicurato quando si sceglie un’offerta luce e gas conveniente che si può trovare informandosi tra il ventaglio di offerte sul mercato libero.

Pompa di calore, il cuore del tuo impianto termico

Gli apparecchi più importanti per realizzare un impianto termico particolarmente efficiente, sono appunto le pompe di calore: macchinari che riscaldano, raffrescano e producono acqua calda sanitaria sfruttando le energie rinnovabili. In pratica prelevano il calore naturale (principalmente dalla temperatura dell’aria ma a volte da terra o acqua) per portarlo all’interno delle case. Alcune sono dotate di inverter e possono fare il processo contrario eliminando calore dall’interno per raffrescare gli ambienti in estate.

In un impianto ibrido, si utilizza anche il gas ma in quantità molto ridotte. La caldaia a condensazione (una tecnologia che permette di recuperare parte del calore che altrimenti verrebbe disperso attraverso il camino) interviene solo quando il freddo e rigido o la richiesta di acqua sanitaria è molto alta.

Pannelli solari nell’impianto ibrido: fanno per me?

Se a un impianto ibrido si aggiungono anche i pannelli solari termici, il sistema nel suo complesso riesce a fornire acqua calda sanitaria e per il riscaldamento consumando quantità veramente basse di gas, aumentando ancora l’efficienza. In zone dove gli inverni non sono rigidi si può azzerare completamente la bolletta del gas e, se si installa un impianto fotovoltaico di dimensioni sufficienti con batterie di accumulo, si può azzerare anche la bolletta dell’elettricità.

Prestare attenzione all’efficienza del proprio impianto termico oggi non è solo una questione di risparmio ma anche un elemento centrale per ridurre l’impatto ambientale e per contribuire in modo positivo alla lotta contro il riscaldamento globale dato che è sempre più importante per tutti adottare comportamenti consapevoli e responsabili rispetto all’uso dell’energia.